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Carne di cavallo: se la conosci la eviti

scritto da Andrea Vitali 11/02/13 2 commenti


Si espande lo scandalo internazionale delle carni equine. Prima è toccato alle lasagne surgelate Findus, contenenti carne di cavallo anziché di manzo. Poi i nuovi controlli imposti dall'UE hanno permesso di trovare tracce di carne di cavallo anche nei prodotti Buitoni, della multinazionale Nestlè: tortellini e ravioli di carne sono stati ritirati dai supermercati italiani.

Secondo il settimanale inglese Observer si tratterebbe di una "frode di dimensioni internazionali" con implicazione di bande criminali italiane e polacche. Accuse molto gravi, che andranno certamente verificate dagli organi competenti.


Accuse che puntano i fari da un lato sul livello di contraffazione che l'industria alimentare mette sistematicamente in atto ai danni dei consumatori, dall'altro sulla relazione forte esistente tra organizzazioni italiane e polacche, dedite al trasporto e al commercio di cavalli per la macellazione.


ITALIA: PRIMATO POCO ONOREVOLE
Lasagne Findus, ravioli e tortellini Buitoni, ma non solo dal momento che siamo il paese che con i suoi consumi mantiene in vita il mercato delle carni equine: l'Italia infatti importa e consuma circa l'80% della carne equina che circola in Europa, un primato non certo onorevole per diverse ragioni. I cavalli arrivano prevalentemente dalla Polonia, spesso vecchi, malati e imbottiti di farmaci (dopanti, anabolizzanti e antibiotici) per stare in piedi. Il trasporto avviene in condizioni drammatiche, spesso illegali, e nel tragitto molti cavalli subiscono ferite anche gravi. Il viaggio dura 2-3 giorni viene allungato di centinaia di km per evitare i controlli severi vigenti in Austria. Sono lasciati senza acqua affinché arrivino disidratati e abbiano carni asciutte (come chiede il mercato). Ma l'importante è che arrivino vivi, sì perché in questo modo le leggi consentono di catalogare la loro carne come 'prodotto nazionale', ed è così che verrà poi esposta nei supermercati e dai macellai di... fiducia.

LO SCANDALO DEI CAVALLI DA CORSA
Paradossalmente la carne di cavallo che non proviene dall'est spesso proviene dai circuiti nazionali delle corse. I cavalli italiani a fine carriera, spremuti da anni di gare e cure farmacologiche, per legge dovrebbero essere destinati all'abbattimento. Invece accade che vengono dotati di falsi passaporti (rumeni, ungheresi) per poi finire nei macelli nazionali come carne proveniente dall'estero. Il tutto con la decisiva compiacenza di veterinari sia pubblici che privati.

AGGIORNAMENTO (18 febbraio 2013)

Lo scandalo carne di cavallo non ha risparmiato l'Italia: la multinazionale del cibo spazzatura Nestlé ritira ravioli e tortellini della Buitoni dai supermercati. Solo una settimana fa Nestlè aveva escluso la contaminazione dei propri prodotti. Poi la stretta, con nuovi controlli imposti dall'Unione Europea (unico paese contrario: Italia...).
Nestlè ha poi cercato di tranquillizzare i consumatori con questa frase: “Non ci sono problemi di sicurezza alimentare”.  Come se il problema, in un caso di sofisticazione di questa portata, fosse la sicurezza alimentare.

E se cominciassimo a liberarci dal 'giogo' dell'industria alimentare?



Di fronte ad eventi di questo tipo, diffusi su larga scala e scarsamente contrastati, risulta difficile anche solo prendere in considerazione gli eventuali aspetti nutrizionali della carne di cavallo.

Probabilmente non è nemmeno il caso, nel 21° secolo, di evidenziare alcun aspetto positivo in abitudini alimentari tanto contraddittorie e complessivamente ingiustificate.

Leggi anche:
LAV Lega Anti Vivisezione: viaggi-tortura di 80mila cavalli per la macellazione in Italia
Cavalli dopati e macellati per il mercato del nord Italia




Illuminanti le parole di Ippocrate (400 A.C.), padre della medicina e autore del giuramento ancora oggi utilizzato dai laureandi in medicina; giuramento che impegna il futuro medico ad agire per il bene del paziente, nel pieno rispetto della sua persona.
Eppure non capisco perché il mio medico di base non si sia proprio ricordato di Ippocrate di fronte a un'influenza stagionale acuta con febbre elevata e placche in gola. Gola che non ha esitato a definire "uno schifo", in barba alla sensibilità e alle più elementari regole di comunicazione medico-paziente. 
L'alimentazione non è stata minimamente presa in considerazione nelle sue indagini, in compenso mi son sentito rivolgere domande di questo tipo: "Quale antinfiammatorio prende più volentieri?" Pensavo a una battita ma il medico non stava scherzando e alla fine sono uscito dall'ambulatorio con prognosi di 8 giorni e in mano una ricetta in cui si prescrivevano: antibiotico, mucolitico, antinfiammatorio, antipiretico, disinfettante orale, soluzione fisiologica, farmaco per l'aerosol. Il tutto per una semplice influenza stagionale e a seguito di una visita frettolosa e molto approssimativa.

IPPOCRATE RULES!

La ricetta del medico è rimasta in tasca e mi sono diretto immediatamente verso la mia personale, fornitissima farmacia: il FRUTTIVENDOLO! Questa la mia spesa: aglio, zenzero, arance, limoni, broccoli, salvia, timo, cime di rapa, peperoncino, curcuma, carote e thè verde. Poi niente latte, proteine animali, dolci, caffè, alcol. E tanto riposo. Questi semplici rimedi naturali hanno aiutato il sistema immunitario a modulare la migliore risposta e a raggiungere una completa remissione dei sintomi in 3 giorni (8 quelli previsti dal medico). Morale della favola: la brutta influenza stagionale se n'è andata naturalmente e senza gli effetti collaterali e l'intossicazione che l'assunzione di un tale arsenale di farmaci avrebbe portato al mio organismo.
 

BREVE RIFLESSIONE

Personalmente sono molto soddisfatto, poi penso a chi si affida acriticamente alle cure di questa tipologia di classe medica, succube dell'autorità che viene attribuita a priori al camice bianco, indifeso di fronte a interessi molto più grandi che niente hanno a che fare con la salute
L'abuso di farmaci è una delle più complesse e controverse emergenze sanitarie dei paesi sviluppati:  non è difficile comprenderne le cause osservando il caso come di una semplice influenza stagionale riportato in questo articolo. 
 
Con un approccio olistico è possibile curare molti dei più diffusi disturbi di salute e prevenire l'insorgere di buona parte delle patologie cronico-degenerative che caratterizzano questa epoca. 

Anche per questo il nostro più grande desiderio è quello di divulgare la possibilità di utilizzare rimedi alternativi sani e naturali e il VALORE di uno stile di vita corretto a partire dall'alimentazione, che è contemporaneamente sia fattore di rischio, sia fattore di prevenzione




Vestiti tossici, contenenti sostanze chimiche in grado di provocare cancro e disturbi ormonali, prodotti in Cina e altri paesi in via di sviluppo

Zara, Benetton, Calvin Klein, Levi’s, Marks and Spencer, Diesel, H&M, Armani, C&A, Gap, Esprit e altre griffe internazionali sono sotto accusa dopo la pubblicazione delle analisi di Greenpeace nell'ambito della campagna Detox 2012



Grazie alla campagna Detox 2012 di Greenpeace arriva la conferma che anche i principali brand e le multinazionali della moda confezionano 'vestiti tossici', contenenti sostanze chimiche in grado di provocare cancro e disturbi ormonali.

L'associazione ambientalista ha condotto l'indagine monitorando 20 marchi tra i più diffusi al mondo e acquistando capi di abbigliamento prodotti in Cina e altri paesi in via di sviluppo.
Il risultato? Più di 2/3 dei capi analizzati è stata rilevata la presenza di alchilfenoli, ftalati e nonifenoli etossilati, sostanze chimiche cancerogene e in grado di produrre alterazioni ormonali (responsabili di femminilizzazione dei neonati, disturbi nello sviluppo sessuale, danni ai reni, al fegato, ai polmoni).

L'uso di queste sostanze ha ricadute negative anche sull'ambiente e contribuisce all'inquinamento dei corsi d'acqua sia laddove i tessuti vengono prodotti, sia nel lavaggio domestico. Non si tratta di un aspetto secondario dal momento che le industrie tessili risultano essere la prima causa di inquinamento delle falde acquifere.

Forse non sarà possibile quantificare le conseguenze di questa intossicazione quotidiana e silenziosa. In assenza di una risposta certa l'unica possibilità che abbiamo è quella di modificare sin d'ora le nostre vecchie abitudini, anche per quanto riguarda l'abbigliamento.

Link a: Libera ZARA dalle sostanze tossiche



La chemioterapia favorisce il cancro?

scritto da Andrea Vitali 06/08/12 5 commenti




In alcuni casi sì, stando a un recente studio pubblicato sulla rivista Nature.

[L'articolo originale su Nature Magazine.]

A questa inattesa conclusione sono arrivati i ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, Washington (Usa).

La scoperta è avvenuta mentre effettuavano uno studio sulle cellule del cancro alla prostata, per comprendere come mai siano estremamente resistenti alla chemio nel corpo umano mentre in laboratorio si neutralizzino facilmente.


Hanno così osservato che il trattamento chemioterapico produce danni al Dna delle cellule sane prossime al tumore, provocando per reazione la secrezione di una proteina (WNT16B) che fa crescere il tumore e ne aumenta la resistenza ad ulteriori trattamenti.

La scoperta, del tutto inaspettata, potrebbe spiegare perchè molte forme di tumore che inizialmente sembrano rispondere positivamente alla chemioterapia si ripresentino successivamente rafforzati e resistenti ad ulteriori trattamenti.


La nostra riflessione

Ora, di fronte a una possibilità di questo tipo viene da farsi alcune domande, anche abbastanza retoriche...
Ci dovevano arrivare 'per caso', dopo decenni di studio e ricerca e una quantità di denaro investita (e raccolta) che non ha pari nella storia della medicina?
La chemioterapia è un trattamento che spesso, al di là di quest'ultima scoperta, debilita profondamente il corpo e lo spirito di chi la riceve. Non è che ci si è accaniti un po' troppo? Perchè, per quale tipo di interesse? Perchè molti medici a domanda specifica rispondono che non si farebbero curare con la chemioterapia...?

Sarebbe il caso di cominciare pensare / agire diversamente e mettere la prevenzione al centro dell'attenzione, degli investimenti e della ricerca. Prevenzione in termini cambiamento di abitudini, principalmente riguardo alimentazione e stile di vita.

Links:

- Healthy cells around tumours 'help fuel chemotherapy resistance'

Researchers Discover New Mechanism Behind Resistance to Cancer Treatment That Could Lead to Better Therapies


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Che cosa dobbiamo mangiare per stare bene?

scritto da Andrea Vitali 30/04/12 7 commenti




Un'elevata percentuale di tumori e malattie croniche gravi dipendono da ciò che mettiamo in tavola.
La prevenzione comincia dal piatto e dallo stile di vita.

Il benessere è quindi, in buona parte, una questione di scelte. 

Ci chiedete spesso: "quali sono gli alimenti che dobbiamo evitare?" Non abbiamo risposte assolute, una di quelle che ci piace maggiormente è quella del professor Franco Berrino, Direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori:

"Leggi le etichette e se c’è un ingrediente che non conosci non comprarlo. E se tu lo conosci ma la tua bisnonna no, non comprarlo ugualmente." 


A questo aggiungiamo: ciò che compri sia biologico, visto il livello di contaminazione con farmaci, pesticidi e diserbanti delle colture intensive e degli allevamenti (direttamente o indirettamente). E chiaramente non-OGM.
Ultimo, non per importanza: scegli di nutrire te stesso con alimenti per produrre i quali non si arrechi danno al pianeta e ad altre forme di vita.

Un'ottima traccia in questo senso è rappresentata dalla doppia piramide alimentare che mette in relazione gli alimenti con l'impatto ambientale arrivando a una conclusione che possiamo definire olistica: gli alimenti che più fanno bene alla salute hanno 'costi' ambientali più bassi rispetto agli alimenti meno indicati per il nostro benessere.

Vi segnaliamo anche la rubrica sugli OGM di Valore Alimentare.

Noi e la Terra, UNA cosa sola. Molto più di quanto si possa ancora immaginare.


Riflessione nata da uno scambio su Facebook con Maria Di Lallo, che ringraziamo per lo spunto.






Solo apparentemente il cucchiano di zucchero nel caffè 'non fa male a nessuno'.
E' proprio l'azione combinata di queste due sostanze psicoattive (sull'asse ipotalamo-surrene) a costituire una delle cause del dilagare di sindromi da stress cronico

Lo zucchero peraltro non è pericoloso solo nell'overdose (la fetta di torta alla crema dopo un pasto). Infatti, come per ogni sostanza psicoattiva assunta e non sintetizzata in proprio, la sua pericolosità si esercita nell'uso quotidiano, nella cronicizzazione. Occorrerebbe prima di tutto rieducare se stessi al gusto naturale del dolce, quello presente in abbondanza e in equilibrio armonico in natura.
In particolare con i bambini, lo zucchero dovrebbe essere bandito. Per un approfondimento a riguardo vi invitiamo a leggere l'articolo Il bambino e gli zuccheri pubblicato su ValoreAlimentare.it


DOLCIFICANTI ARTIFICIALI


Ottenuti per sintesi chimica, non si ritrovano in natura. Hanno un valore nutritivo praticamente nullo. In Italia l'uso dei dolcificanti sintetici e' consentito solo per i prodotti dietetici autorizzati dal Ministero della Sanita'. Tranne l'aspartame, tutti i dolcificanti artificiali, compreso l'ultimo nato, l'acesulfame-K, vanno a toccare i delicati meccanismi di controllo dell'insulina, causando un aumento della sua produzione (azione insulinotropica).

Recenti ricerche in vitro lo confermano: l'acesulfame-K produce un aumento nel rilascio di insulina, associato a un potenziale genotossico e una significativa clastogenotossicita'. La conclusione e' che l'acesulfame-K dovrebbe essere assunto con cautela. Sconsigliamo poi in via cautelativa: saccarina E954, l'edulcorante piu' economico (sulfimmide benzoica), si usa nella forma del suo sale di sodio (saccarinato di sodio). Pura, ha un sapore sgradevolissimo, quindi viene miscelata con ciclammato. Non fidarsi e' meglio.

Un video sullo Zucchero Raffinato.








Se è doveroso rivolgere un pensiero all'uomo e al genio del marketing Steve Jobs, è altrettanto giusto non dimenticare le profonde contraddizioni del 'sistema' che la sua azienda ha contribuito ad alimentare e continua a sostenere.

Un sistema produttivo che non guarda in faccia a nessuno e non si cura dei danni a persone e ambiente.
Apple da questo punto di vista non ha mai brillato per sensibilità e trattandosi di un 'simbolo' seguito da milioni di persone la sua responsabilità è ancor più grande.



Solo alcuni esempi.

La Apple, come altre aziende tecnologiche, si rifornisce di coltan dal Congo dove per estrarre il minerale vengono sfruttati minorenni senza il rispetto dei più elementari diritti umani.

Produzione e assemblaggio di buona parte dei devices della mela avvengono in Cina, in quella Foxconn che costringe i suoi lavoratori a condizioni disumane registrando negli ultimi anni un numero di suicidi elevatissimo. Là si producono i gioielli Apple, iPod e iPad.
Apple per questa ragione è entrata nel mirino di numerose ONG umanitarie ma finora, a parte qualche dichiarazione di circostanza, non ha messo in atto contromisure efficaci a questa situazione.

Sempre in Cina le aziende scelte da Apple come partners per la fornitura di materie prime sono accusate di utilizzare processi produttivi altamente inquinanti che mettono seriamente in pericolo la salute di chi ci lavora, di chi abita nei dintorni delle fabbriche e, non ultimo, dell'ecosistema che risulta altamente contaminato dai rifuiti tossici.

La Apple a seguito di queste (e altre) denunce non ha ancora mosso alcun passo concreto per modificare le proprie strategie produttive, rendendosi di fatto il silenzioso mandante di questi crimini ambientali e umanitari.



Sarebbe meglio informarsi anche su questi aspetti quando si fanno delle scelte, ricordandosi che ogni nostra scelta ha un impatto che, evidentemente, ancora non riusciamo a immaginare.


'Pensare differente' è uno degli slogan vincenti di Steve Jobs: sarebbe il caso di usarlo oggi, per uscire dal coro di unanime beatificazione che in poche ore ha invaso i media di tutto il mondo.
Coro quasi sinistro, da pensiero unico. Un 1984 in diretta web, possibilmente attraverso lo schermo di un iPhone...






Fonti e link:

Per approfondimenti consiglio la lettura del libro Mela marcia, la mutazione genetica di Apple - collettivo NGN, dove si affrontano queste e altre contraddizioni della grande azienda di Cuppertino e dell'intero sistema mondiale di produzione IT.

- Melamarcia
- ZDnet
- Reuters 
Treehugger
- Dailymail



Olio di Jojoba

scritto da Andrea Vitali 30/09/11 4 commenti


L'olio di jojoba è uno dei più validi e antichi cosmetici naturali.

Già i nativi d'America, che ne conoscevano le proprietà lenitive e antinfiammatorie, lo usavano per proteggere i capelli, per curare la pelle da scottature e ferite, per curare la gola e altre malattie.

Si ottiene dalla spremitura a freddo dei semi del jojoba, arbusto sempreverde che cresce prevalentemente nei deserti di California e Messico.


CARATTERISTICHE DELL'OLIO DI JOJOBA

Più che a un olio ci troviamo di fronte a una cera liquida, dal momento che il jojoba non contiene glicerina e quindi non è grasso: per questo motivo l'olio di jojoba viene assorbito dalla pelle in modo straordinario, senza ungere e ostruirne i pori. Per la stessa ragione l'olio di jojoba idrata in profondità la pelle.
E' ricco di vitamina E (tocoferolo, antiossidante naturale), F e minerali che aiutano a prevenire l'invecchiamento precoce della pelle e a ristabilirne il ph naturale. La sua azione antinfiammatoria ed emolliente lo rende utile in caso di scottature, exzemi, psoriasi.
E' molto ben tollerato, completamente inodore e in definitiva uno dei migliori vettori per creare miscele con olii essenziali.
Altra proprietà unica dell'olio di jojoba è la sua stabilità al calore e la resistenza all'irrancidimento (a differenza di tutti gli altri olii vegetali il jojoba non prende col tempo quel 'cattivo odore' di olio vecchio).



OLIO DI JOJOBA E CURA DELLA PELLE


L'olio di jojoba è adatto a qualsiasi tipo di pelle in caso di disidratazione, irritazione, desquamazione. E' un ottimo rivitalizzante e grazie al suo potere penetrante, se utilizzato con costanza, consente di ridurre le rughe del viso e del collo. E' l'olio ideale per la pelle dei bambini, per la sua delicatezza ed efficacia sulle pelli delicate e arrossate.

Il suo campo d'impiego è pressochè sterminato. Molto efficace su pelle screpolata, disidratata, scottature, protezione dai raggi UVA (filtro naturale 4), base per il trucco o struccante, acne (deterge e regola la produzione di sebo), come dopobarba. Prima e dopo la gravidanza la sua applicazione costante previene la formazione di smagliature mantenendo la pelle elastica. E' l'olio ideale per i massaggi, anche abbinato ad olii essenziali: l'assenza di grassi permette un ottimo assorbimento cutaneo lasciando la pelle morbida e vellutata al termine del trattamento.

Per la cura quotidiana della pelle l'ideale è applicare qualche goccia di olio di jojoba sul corpo o sul volto ancora umidi; questo accorgimento consente di rallentare l'assorbimento e di ottenere la massima idratazione e l'effetto emolliente desiderati.



OLIO DI JOJOBA E CURA DEI CAPELLI


L'olio di jojoba si presta anche alla cura dei capelli: utilissimo in caso di forfora, doppie punte, aggressioni esterne (sole, mare).

Si possono fare impacchi pre-shampoo, lasciandolo 'lavorare' per 15-20 minuti: questa applicazione darà ai capelli lucidità e maggior resistenza agli agenti esterni.

In caso di forfora invece si applica, strofinando, una piccola quantità di olio sulla cute, anche in questo caso 15-20 minuti prima di effettuare lo shampoo. L'azione di seboregolazione e pulizia consente una rimozione non aggressiva del sebo depositato e la riduzione dei sintomi associati alla forfora quali prurito e perdita di capelli.
Si possono infine rinforzare le punte secche applicando dolcemente poche gocce di jojoba a capelli ancora umidi.


OLIO DI JOJOBA PER LE UNGHIE

L'olio di jojoba rinforza anche le unghie. Va applicato regolarmente (1-2 volte la settimana) sulle unghie con un lieve massaggio.


QUALE SCEGLIERE?

Data la proliferazione di prodotti più o meno naturali ci teniamo a suggerirvi di cercare olio di jojoba spremuto a freddo e senza aggiunta di nessun altro 'ingrediente', anche fosse naturale. Le miscele, nel caso, si fanno al momento: con olii essenziali ma anche con altri olii vegetali (es: olio di germe di grano).



Che dire altro? Noi amiamo particolarmente questo prodotto naturale e ci teniamo molto a farlo conoscere. Sperimentate e fateci sapere come vi trovate! :)




Una notizia attesissima: 
gli estratti di Stevia possono essere utilizzati anche nell'Unione Europea!

Dopo anni di boicottaggio è arrivato finalmente il via libera per questa pianta dal potere dolcificante straordinario e tutto naturale. Il Comitato permanente della Commissione Europea ha recentemente approvato il regolamento che consentirà di utilizzare gli estratti di Stevia Rebaudiana come dolcificante. L'autorizzazione definitiva è arrivata nel mese di novembre 2011.



BREVI CENNI SULLA STEVIA

Dalla pianta di Stevia Rebaudiana Bertoni è possibile estrarre un estratto che dolcifica fino a 400 volte più dello zucchero. Il grande valore di questo estratto è che la Stevia affianca l'elevato potere dolcificante all'assenza di calorie e glucosio, fattore questo di estremo interesse per la cura e la prevenzione del diabete mellito. La Stevia infatti, al contrario di qualsiasi altro dolcificante, promuove la secrezione di insulina portando a una riduzione di glucosio nel sangue.

Altre caratteristiche curative notevoli della Stevia sono la sua azione ipotensiva (che la rende un ottimo integratore naturale in caso di ipertensione arteriosa) e l'azione 'anti-obesità' dal momento che la Stevia oltre a non contenere calorie aiuta a ridurre il 'bisogno' di altri dolci e cibi grassi. Inoltre la Stevia è stabile anche ad alte temperature, diersamente dai dolcificanti sintetici come l'aspartame che subiscono degradazioni dagli effetti tossici se utilizzati in cottura o anche solo in bevande calde come caffè o thè. Alla Stevia è riconosciuta anche un'azione digestiva e di protezione della cute e delle mucose, in particolare del tratto orale (il che la rende efficace nella prevenzione della carie).

Si tratta di una pianta rustica, originaria del Sud America dove è utilizzata da secoli come alimento. Attualmente è già autorizzato il suo utilizzo negli USA e in molti paesi orientali dove per le sue qualità viene utilizzata negli alimenti dietetici a basso contenuto calorico. Il suo utilizzo consente di ridurre o eliminare quello di aspartame, sostanza di sintesi altamente dannosa per la salute ma 'imposta' da molti anni dagli interessi politico-economici dell'industria alimentare mondiale.



PRESUNTA CANCEROGENICITA'

A scanso di equivoci che spesso si leggono in rete, l'uso della stevia NON è stato limitato in Europa sino ad oggi per la presunta cancerogenità di alcuni suoi componenti ma semplicemente per l'assenza di studi che certificassero il suo estratto come additivo alimentare 'sicuro'.
Ora questa barriera, da molti considerata strumentale e pilotata da chi ha enormi interessi su dolcificanti di sintesi come l'aspartame, è venuta meno.
Per chiarire ulteriormente il quadro: non esistono studi che dimostrino la cancerogenità di steviolo e stevioside per l'uomo. L'ultimo e più attendibile studio sullo stevioside, svolto da un gruppo di ricercatori belgi nel 2004, dimostra la NON cancerogenità dello stevioside dovuta al fatto che questa componente non viene assorbita dall'organismo ma degradata dai batteri dell'intestino ed eliminata attraverso le urine.



Vi invitiamo ad approfondire l'argomento Stevia (e 'dolce' in generale) nei nostri articoli sui dolcificanti naturali, sui danni legati al consumo di zucchero e aspartame.



Dopo aver parlato diffusamente delle contraddizioni presenti nell'uso del latte vaccino, oggi parliamo della valida alternativa rappresentata dalle bevande vegetali. Alternativa gustosa e completa dal punto di vista nutrizionale, il latte vegetale, in particolare quello estratto da cereali, è l'ideale a colazione o nelle preparazioni in cucina che prevedano l'utilizzo di latte vaccino.
Ma è proprio necessario sostituire il latte vaccino? La risposta è no: il latte vaccino non contiene nutrienti essenziali.


Le alternative vegetali in compenso sono alimenti completi e non presentano le controindicazioni del latte di origine animale essendo infatti privi di: colesterolo, lattosio, caseina, proteine e grassi animali. Sono quindi utili in tutti i casi di intolleranze (quella al latte vaccino è di gran lunga la più diffusa), allergie, coliti, acne, infezioni respiratorie, arteriosclerosi, osteoporosi.
Dal punto di vista nutrizionale sono ricchi di vitamine, proteine, zuccheri semplici, fibre e minerali.

In generale è bene diffidare del latte vegetale 'rinforzato' con vitamine, calcio e quant'altro, dal momento che questi supplementi da un lato non dovrebbero essere necessari, dall'altro sono spesso non assimilati dal nostro organismo. Allo stesso modo diffidate di qualsiasi preparazione vegetale cui sia stato necessario aggiungere aromi e/o dolcificanti.

Passiamo ora in rassegna le principali alternative al latte vaccino.



LATTE DI SOIA: PROTEINE E SOSTANZA

Dal punto di vista proteico è il più simile al latte vaccino. Moderato dal punto di vista calorico,elemento che lo rende adatto a diete ipocaloriche. Il contenuto in grassi è modesto e vi si trovano prevalentemente grassi poliinsaturi (incluso omega-3).
Contiene vitamina B1 e ferro in quantità significative, il doppio rispetto al latte vaccino.

Rispetto ai latti vegetali estratti da cereali il latte di soia ha un gusto meno 'attraente', il che rende spesso necessario dolcificarlo. Non a caso lo si trova in commercio aromatizzato al cacao, alla vaniglia o alla frutta.

Ci sono due controindicazioni al consumo intenso di latte di soia.
La prima controindicazione è la provenienza: la soia presente in commercio è OGM ad eccezione della soia di provenienza biologica. Pertanto è importantissimo, se non ci si vuole alimentare in modo transgenico, non acquistare latte di soia che non sia di origine biologica.
La seconda controindicazione è la presenza di fitoestrogeni, che se assunti costantemente sono sospettati di procurare: tumore al seno nella donna, riduzione del desiderio sessuale e della fertilità nell'uomo. Contiene inoltre nichel (allegenico) e acido fitico (inibitore dell'assimilazione di minerali).

Per queste ragioni è bene non utilizzare quotidianamente il latte di soia, e in generale tutti i prodotti a base di soia. Fermo restando il valore nutrizionale di questo alimento.

Il latte vegetale di soia non contiene glutine per cui è indicato in presenza di celiachia.
Lo si può utilizzare per preparare dolci e in cucina in sostituzione del latte vaccino.



LATTE DI RISO: PER GLI AMANTI DEL DOLCE

Particolarmente ricco di zuccheri semplici, prontamente disponibili. Rispetto al latte di soia presenta un contenuto inferiore di proteine. E' il latte vegetale meno grasso, contiene buone quantità di grassi poliinsaturi, fibre e vitamine A,B, D, minerali.

Molto gradevole in estate, quando lo si può bere fresco. Il gusto è particolarmente dolce, aspetto elemento questo non sempre gradito al palato specialmente a chi è portato a seguire un'alimentazione naturale equilibrata. Alimentazione in cui il 'dolcificare' viene ridotto a favore di una completezza nutrizionale che integra la parte dolce attraverso tutti gli alimenti presenti in natura.
Al latte di riso, come ad altri latti vegetali, viene spesso aggiunto olio di girasole. Anche in questo caso è importantissimo che si tratti di materie prime di origine biologica con spremitura a freddo.


Lo si può utilizzare per preparare dolci e in cucina in sostituzione del latte vaccino.

Il latte vegetale di riso non contiene glutine per cui è indicato in presenza di celiachia.



LATTE DI AVENA: LEGGERO E DELICATO

Si tratta di un latte vegetale nutriente ed energetico, poco grasso e dal modesto contenuto calorico. Contiene proteine, fibre, vitamina E, acido folico, potassio.

Ideale per chi soffre di arteriosclerosi e per abbassare il rischio di malattie coronariche. L'avena infatti, grazie alla presenza di betaglucano costituisce un'antagonista naturale al colesterolo 'cattivo' LDL. Agisce inoltre favorevolmente sui livelli di glucosio e sulla risposta insulinica, elemento questo che la rende indicata in caso di diabete.
E' inoltre diuretica, tonica e rinfrescante.

Come gli altri latti vegetali a base di cereali è naturalmente ricco di zuccheri semplici, in grado di portare energia disponibile senza sovraccaricare il metabolismo.


Ha un gusto delicato, morbido e naturalmente dolce, senza raggiungere il livello per taluni eccessivo del latte vegetale a base di riso. In cucina sostituisce molto bene il latte vaccino.

Anche per il latte vegetale a base di avena valgono le raccomandazioni sulla provenienza biologica. Ma questo non dovrebbe essere un problema dal momento che sul mercato al momento si trova solo in questa forma.


LATTE DI MANDORLE: ENERGIA PURA

Si tratta di un latte vegetale caratterizzato da una significativa presenza di grassi poliinsaturi, fibre, vitamina E e calcio. Agisce favorevolmente sul sistema cardiovascolare.

Il latte di mandorla inoltre è una bevanda ipercalorica e altamente energetica la cui assunzione è assimilabile a quella della frutta secca.

Non andrebbe pertanto 'abusato' ma per questo viene incontro il prezzo, mediamente molto più elevato rispetto alle altre preparazioni di latte vegetale.

Il gusto del latte di mandorle è molto intenso, particolarmente gradevole se bevuto fresco in estate. Qualora risultasse troppo marcato è possibile miscelarlo con latte di riso o avena per ottenere una bevanda altamente dissetante ed equilibrata sotto tutti i punti di vista.

Menzione particolare in cucina, dove il latte di mandorle può essere utilizzato per la preparazione di un ottimo gelato.


LATTE DI FARRO: RICOSTITUENTE COMPLETO

Dal farro si ottiene un latte vegetale caratterizzato dalla presenza di proteine e ricco di vitamine (A, B, C, E) e minerali (calcio, potassio, magnesio e fosforo). Come gli altri cereali anche il latte di farro contiene grassi poliinsaturi e fibre insolubili. Il latte di farro è il più naturalmente ricco di calcio, il che lo rende un valido alleato nella prevenzione dell'osteoporosi. Per l'equilibrio energetico e la completezza nutrizionale è indicato agli sportivi, a chi pratica attività intense e alle persone debilitate.

Il gusto del latte di farro è naturalmente dolce e denso, può essere bevuto freddo o utilizzato caldo per preparare un cremosissimo cappuccino d'orzo.

Il latte di farro per la sua densità si presta particolarmente all'utilizzo in cucina.




Una di quelle notizie che fanno venire i brividi e domandare: dove stiamo andando? E perchè...

Non si tratta di un film, purtroppo.
E' successo che in Cina alcuni agricoltori si sono trovati a far fronte a un fenomeno senza precedenti: coltivazioni di angurie che esplodono.

Fenomeno imputabile all'utilizzo indiscriminato e incontrollato di fertilizzanti e agenti chimici in grado di 'accelerare' lo sviluppo dei frutti.

L'additivo responsabile in questo caso particolare sarebbe il forchlofenuron, utilizzato legalmente (e a man bassa) nelle colture di angurie, kiwi e uva cinesi.
La stessa sostanza è vietata nel resto del mondo ma, attenzione, la circolazione mondiale degli alimenti non impedisce l'arrivo di questi alimenti sulle nostre tavole.


ESPLOSIONE DI ANGURIE IN CINA

Il fatto è accaduto nella provincia del Jiangsu i primi di maggio, quando un contadino ha utilizzato il forchlofenuron, con aggiunta di calcio istantaneo, con l'obbiettivo di accelerare la crescita delle angurie. Il giorno seguente di fronte agli agricoltori si è presentata la scena del 'delitto': 180 angurie, la quasi totalità del raccolto, letteralmente esplose.

Sembra, ma non c'è alcuna certezza in merito, che il 'doping' chimico possa non essere l'unico responsabile del fattaccio. Resta comunque il segnale, inquietante, dei tempi e dei rischi che possiamo correre portando a queste estremità le dinamiche naturali.

In questo caso c'è semplicemente un'evidenza eccezionale. Quanti altri alimenti iper-contaminati arrivano sulle nostre tavole o nei ristoranti che si approvigionano da paesi in cui le leggi autorizzano sostanze simili?


FRETTA DISTRUTTIVA

Dove stiamo correndo? La fretta, dèmone di questi tempi, impone velocità e calpesta le leggi della Natura.
Un delirio di onnipotenza che acceca l'uomo, in ogni sua espressione, vana illusione di poter agire impunito ignorando i cicli naturali e le caratteristiche peculiari di ogni organismo vivente.

La Natura ha tempi e risposte per tutti, fino a che limite vogliamo spingere questa folle corsa?





Secondo l'ONU sono più di un miliardo gli esseri umani che attualmente non hanno accesso a sufficienti risorse idriche per vivere.
Un miliardo di persone per cui non sono garantiti bisogni primari quali alimentazione e condizioni igienico-sanitarie.
Sono infatti meno di venti i litri d'acqua al giorno disponibili per una popolazione superiore a quella che abita l'intero continente europeo.
Questa situazione fa morire ogni anno un milione e mezzo di bambini.


LA CRISI DI UN MODELLO INSOSTENIBILE

La gestione dell'acqua potabile è, e resterà a lungo, una delle prorità più alte su scala planetaria.
A determinare lo squilibrio sono solo in parte i paesi emergenti e in via di sviluppo che aumentano la richiesta idrica ed energetica per la propria crescita; è soprattutto il mondo 'occidentale' (ormai diffuso e globalizzato al di là della collocazione geografica) con il suo stile di vita insostenibile e il suo modello produttivo basato sulla la chimera della crescita infinita, a prosciugare e compromettere quotidianamente le riserve idriche che la natura ha impiegato milioni di anni a costituire.


IL VALORE DELLE SCELTE QUOTIDIANE

Lo stile di vita di ciascuno di noi è determinante per spostare l'ago di questa bilancia. Prendiamo in considerazione le nostre scelte quotidiane, dall'alimentazione ai vestiti che compriamo passando per i giocattoli che compriamo ai nostri figli, e via dicendo: ogni scelta, specialmente quelle ripetute nel tempo, ha un riflesso sui consumi d'acqua.

Facciamo l'esempio della catena alimentare: i consumi di carne sono in vertiginosa ascesa da cento anni a questa parte; ora, se occorrono quindicimila litri d'acqua per produrre un kg di carne forse dovremmo cominciare a riflettere, al di là di tutte le ulteriori motivazioni etico-salutistiche, sulle conseguenze che in prospettiva un comportamento simile può produrre. Persino l'ONU in un rapporto sugli impatti ambientali dell'industria alimentare è arrivata a dichiarare quanto segue: "Un cambiamento globale verso una dieta vegan è di vitale importanza per salvare il mondo da fame, povertà di combustibile e dalle peggiori conseguenze dei cambiamenti climatici".

Un discorso del tutto analogo può essere fatto sull'abbigliamento: forse non tutti ancora sanno che l'industria del cotone è in assoluto una delle più inquinanti con l'utilizzo di quantità di pesticidi e fertilizzanti in proporzioni elevatissime, che producono danni permanenti alla biodiversità, alle falde acquifere e alla salute di chi lavora nelle piantagioni.

Nelle nostre case poi spesso si assumono abitudini che senza necessità effettiva portano a consumi esorbitanti di acqua. Per questo aspetto vi rimandiamo ai nostri dieci consigli per risparmiare l'acqua.

Sono pochi ma significativi esempi per prendere consapevolezza di quanto possa incidere una semplice azione compiuta in modo ripetitivo e senza la consapevolezza del suo impatto a ogni livello.
Tutto ciò non fa una grinza: ciò che fa male al pianeta fa male a ogni sua creatura.
E viceversa :)

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